O marchigiano
formica d'italia
che mangi per mezzo
e lavori per tre,
che stringi la cintola
al ventre
e non tendi la mano;
O marchigiano,
parente
povero d'ogni vicino
che accetta il tuo grano,
che apprezza il tuo vino,
poi passa sdegnoso
lontano;
non c'é nessuno
che t'offra un caffé,
ma tutti lo sanno
qual'é la tua porta
se c'é da gradire
un boccone da te.

O Marchigiano
soldato forte,
duro al lavoro
e duro alla battaglia,
scalar le vette
e dormir sulla paglia
é la tua sorte
e, se vinci la morte,
tornare al paese
e non chieder la medaglia.


O marchigiano
parsimonioso,
nato per fantería
quando dall'Alpe
quando dall'Amba
sei ritornato in borghesia
manco il vestito
t'eri avanzato
e la domenica
vai ancora a Messa
con la mantella
da vecchio soldato.

O Marchigiano,
ingegno sottile,
scusso d'argento
e ricco a talento,
pigli il pennello
e ti chiami Gentile
e ti chiami Raffaello
canti e sei Gigli

Pure c'é un arte
che tu, del ceppo
che ti diede Bramante,
che diede Spontini,
leopardi e Rossini,
non saprai mai:
vendere bene
la merce che hai.

Tu dove gli altri
si fanno avanti
a furia di gomiti,
a furia di spinte,
sai solo d'arte
di farti da parte
sai solo il mondo
di star tra le quinte;
tu sempre pronto
a cedere il passo,
sempre disposto
a coprire di fiore
i padreterni
che vengon da fuori.


O Marchigiano
che, fossero lire
volere e capire,
saresti nato banchiere;
perché nell'orto
del forestiere
pigli per lauro
anche il rovo,
tu, ch'hai tra le rose
del tuo giardino
le cose
piú belle del mondo,
il Conero e Portonovo
il Furlo, Frasassi,
il Palazzo d'Urbino
e il Capellone di Tolentino!
Dico: Ma se persino
Maria santissima
appena in segreto
ebbe dato
uno sguardo al creato
É VENUTA DI CASA A LORETO

Giorgio Umani